Il telelavoro, o meglio, la flessibilità di lavorare da casa qualche giorno la settimana, è uno dei più efficaci strumenti per facilitare la conciliazione vita-lavoro di donne e uomini in azienda. Diverse grandi aziende ne fanno un uso esteso per la propria popolazione aziendale (ad esempio Microsoft e Luxottica) ma a questo argomento stanno iniziando ad affacciarsi anche le PMI.

Una recente indagine dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico mostra che, sebbene l’Italia sia al 25° posto su 27 paesi quanto ad utilizzo di soluzioni lavorative flessibili, l’adozione del telelavoro è leggermente in crescita, passando nel 2013 dal 18% al 25% di telelavoratori, almeno occasionali, nelle nostre realtà lavorative.

Nella direzione della promozione di soluzioni organizzative “smart” va anche la Regione Lombardia che ha promosso una sperimentazione della flessibilità nelle realtà medio piccole della Regione finanziando un bando  volto a formalizzare e implementare, con l’aiuto di un consulente esperto, un piano di flessibilità nelle aziende partecipanti.

SAEF s.r.l. è tra le aziende che ha partecipato insieme a me a questo percorso e ha iniziato nel 2013 un progetto pilota di telelavoro. Una neo mamma, che aveva precedentemente manifestato esigenze di conciliazione, è stata scelta per lavorare da casa un pomeriggio alla settimana. La sperimentazione ha dato esito positivo sia in termini di soddisfazione degli attori coinvolti, sia in termini di mantenimento di efficacia ed efficienza del lavoro del Reparto.

A fronte di questa esperienza positiva, SAEF ha deciso di continuare su questa strada ed estendere la possibilità di lavorare da casa ad altri neo genitori con esigenze di conciliazione vita-lavoro.

Una storia di successo che dimostra che le PMI possono essere portatrici di innovazione a livello organizzativo e sanno riconoscere le contaminazioni positive che vengono dalle grandi aziende.

Intervista a LAURA, neo mamma in SAEF s.r.l.

  1. Com’è organizzata la tua settimana lavorativa?
    La mia esperienza di telelavoro è iniziata a Gennaio 2013. Lavoro da casa il venerdì pomeriggio e organizzo autonomamente quali mansioni svolgere in base alla necessità del gruppo di lavoro.
  2. Quando lavori da casa, la tua produttività è minore, maggiore o uguale rispetto a quando lavori in ufficio?
    La produttività è maggiore. Lavoro meglio, sono più concentrata, non ci sono distrazioni e interruzioni. In ufficio c‘è più confusione. La mia impressione è che a casa guadagno circa mezz’ora sulle due ore.
  3. Quali sono i fattori chiave che secondo te rendono il telelavoro un successo vs un fallimento?
    Essere in un’azienda con mentalità aperta, essersi guadagnata la fiducia del datore di lavoro, fare in modo che l’efficienza e la qualità del lavoro dell’Area non risentano dell’assenza.
  4. Ci hai già raccontato i benefici del lavoro da casa. Quali sono invece i vantaggi del lavorare in ufficio?
    Avere tutta la strumentazione e la tecnologia a portata di mano. Il rapporto con i colleghi e il supporto che può venire dal Responsabile in caso di necessità. Se anche ne avessi la possibilità, non vorrei lavorare in completo isolamento per 40 ore a settimana!
  5. Che consiglio daresti a un’altra persona che sta per iniziare un’esperienza di telelavoro?
    Deve essere preparata a un grosso sforzo in termini organizzativi: avere ben chiaro quali attività svolgerà da casa e predisporre tutta la strumentazione necessaria. Cercare di essere molto efficiente in modo da non far pentire l’azienda di aver intrapreso questo percorso.

Intervista a GIOVANNI, Responsabile di Laura in SAEF s.r.l.

  1. Che cosa ha portato a scegliere Laura per questa sperimentazione?
    Laura aveva chiesto il part time e siccome per l’azienda era difficile accontentarla si è colta questa occasione per andare incontro, almeno parzialmente, alle sue esigenze.
  2. Quali meccanismi di controllo/verifica sono stati messi in atto per monitorare il lavoro che Laura svolge da casa?
    In effetti, non si è previsto un vero e proprio meccanismo di controllo del lavoro effettuato a casa. Non ne ho sentito il bisogno perché lei ha sempre dimostrato di sapersi gestire in modo autonomo. Ho fiducia e delega verso tutti i miei collaboratori e non è diverso nel momento in cui Laura è a casa.
  3. Pensi che questa sperimentazione pilota del telelavoro in SAEF sia stata positiva?
    Sì, sicuramente. Siamo venuti incontro a un’esigenza di una persona valida: la soddisfazione dei collaboratori è un obiettivo cui dobbiamo mirare. Allo stesso tempo, il lavoro di reparto non ne ha risentito.
  4. Quali sono i fattori chiave che secondo te rendono il telelavoro un successo vs un fallimento?
    Le persone devono essere autonome, responsabili, in grado di organizzarsi. Magari anche un tipo di lavoro standardizzato, prevedibile. Infine, certamente, una cultura organizzativa aperta e fondata sulla reciproca fiducia.