Iniziamo una nuova rubrica, in collaborazione con le amiche di Young Women Network.
“Pillole di Mentoring”, una serie d’interviste a donne di successo attraverso le quali trarre ispirazione e suggerimenti per il proprio sviluppo professionale.

Intervista a Monica Regazzi, Partner di BCG

di Teresa Budetta

Oggi vi presentiamo Monica Regazzi, prima donna partner della società di consulenza strategica internazionale Boston Consulting Group e Young Global Leader del World Economic Forum.

Agli inizi della sua carriera aveva già in mente il lavoro dei suoi sogni?

No, non direi. Al termine degli studi, volevo entrare in consulenza, incuriosita dalla famosa matrice BCG che si studia nei corsi di strategia. Correva l’anno 1992, un anno di forte crisi economica e le società che avevo scelto avevano ridotto le assunzioni. Cosi si presentò l’occasione di entrare in JP Morgan e la colsi. L’ambizione di entrare in consulenza, però, rimase e appena si presentò l’occasione riprovai. Ed ora eccomi qui.

Una carriera di successo, in cui ha affrontato molte scelte. Ha avuto un mentore lungo questo percorso che le ha consigliato cosa scegliere?

Purtroppo mi sono mancate queste figure, che sono fondamentali ed è questa la ragione per cui oggi sono un mentore all’interno mia azienda.

Quando è stata nominata prima partner donna, ha avuto la sensazione che qualcosa stesse cambiando all’interno del suo settore, ancora oggi considerato molto maschilista?

Per me è stata un’immensa soddisfazione e soprattutto spero di aver tracciato un sentiero per le donne in questa industry.

 Ha quale consiglio per le donne che, come lei, lavorano in un ambiente molto maschilista?

Credo che ci siano due fattori che limitano noi donne professionalmente: noi stesse e il contesto che ci circonda.  Molto spesso le donne tendono a imitare i colleghi uomini, ad omologarsi. Io andavo anche dal sarto con i miei colleghi per vestire come loro. Invece è fondamentale per noi donne sviluppare un nostro personale stile di leadership. Sono proprio le nostre differenze e unicità ad arricchire le aziende in cui lavoriamo.

Le persone che ci circondano svolgono un altro ruolo fondamentale. Ricordo, ad esempio, di un mio ex fidanzato che si sentiva in competizione con il mio lavoro ed era geloso del tempo dedicato alla mia carriera. E’ inutile mentire, serve sacrificio e si fanno spesso scelte difficili, poi, però, ho incontrato mio marito, lui mi ha sempre spronato e questo aiuta a dare il massimo nel lavoro.

Infatti una delle regole di Sharyl Sandberg, COO di Facebook, è proprio “Fai del tuo partner un vero compagno”. Quindi per lei quali sono i tre fattori fondamentali per raggiungere il successo lavorativo?

Per me sono stati: tenacia, ambizione e curiosità.

Dai suoi inizi, il mondo del lavoro è notevolmente cambiato, cosa consiglierebbe alle giovani che si affacciano ora al mondo del lavoro?

Il Digitale è sicuramente un’onda da cavalcare. Consiglio anche di scegliere un contesto internazionale ed un brand forte. Le multinazionali insegnano un metodo di lavoro che è difficile imparare in ambienti più destrutturati. Se si ha una buona idea e si è dotati di vero spirito imprenditoriale, anche lanciare una start-up. Gli startupper degli anni ’60 con le loro idee hanno portato al boom economico e speriamo che questa moda porti ad una seria ripresa.

Si parla tanto di donne e mondo del lavoro. Quali strategie e riforme lei ritiene necessarie per aumentare il tasso di occupazione per lo sviluppo economico?

Sgravi fiscali a supporto delle famiglie, asili aziendali, queste sono solo alcune delle proposte che sono già applicate nei paesi nordici e che potrebbero essere applicate. Noi di Boston Consulting Group abbiamo pubblicato proprio un ricerca a tal proposito. Le quote rosa rappresentano un trigger per un cambiamento a breve termine, una forzatura che permetterà alle donne di entrare nei CDA, ma non credo rappresentino una soluzione a lungo termine.