Un maggior equilibrio di genere nelle organizzazioni porta migliori risultati economici, maggiore creatività, più efficace comprensione della propria base clienti, sfruttamento di un più ampio pool di talenti. A livello teorico il tema è ampiamente dibattuto e anche direi consolidato.

Ma perché nella pratica le organizzazioni cambiano poco e i risultati, in termini di parità di genere, tardano ad arrivare? Perché finora il tema è stato vissuto come di pertinenza esclusiva delle donne.

Quando mi confronto con le aziende si arriva rapidamente a parlare di modelli lavorativi e familiari che mettono ancora largamente in difficoltà le donne che vogliono investire nella propria carriera. E’ un problema di cultura aziendale/familiare/sociale, mi dicono quasi tutti, i cambiamenti culturali sono lenti. Si ma se ci pensiamo bene, la “cultura” siamo … NOI! Nel nostro ruolo di genitori, educatori, partner, capi o colleghi al lavoro.

Diventare agenti del cambiamento è possibile, per ciascuno nel proprio piccolo, purchè sia chiaro “what’s in it for me”, cosa ci guadagno, che vantaggio mi può portare agire comportamenti diversi.

Per progredire, nel percorso verso il gender balance, serve dunque superare certi preconcetti e stereotipi che permeano il vissuto di tutti noi. Studiosi* di Economia e Scienze Sociali spiegano molto bene come il nostro cervello sia abituato ad usare delle scorciatoie o semplificazioni per prendere le decisioni. Una delle scorciatoie più immediate è che siamo portati ad apprezzare e preferire chi ci sembra più simile a noi. E che queste prime sensazioni sono difficili da cambiare, poiché siamo inconsciamente portati a trattenere le informazioni che confermano la nostra prima impressione e a minimizzare quelle che, invece, la mettono in discussione.

Pensate all’impatto che questo può avere quando stiamo ricercando qualcuno da inserire nel nostro team, oppure quando stiamo valutando una persona per una promozione. Se guardiamo ai Board, ad esempio, il risultato è quello un po’ provocatorio che vedete nell’immagine di questo post.

Ragionare sul gender business case in azienda con tutti i collaboratori, uomini e donne, oltre ad una riflessione sugli stereotipi e bias inconsci, è  una chiave per costruire un’organizzazione realmente paritaria e inclusiva di tutte le diversità. La buona notizia è che diverse aziende stanno lavorando in questa direzione, una sintesi (non esaustiva) è a questo link

*Si vedano i lavori di Kanheman, Todorov&Willis, Gladwell