A volte accade che le Aziende disinvestano sulla professionalità delle proprie dipendenti donne nel momento in cui diventano mamme.

A fronte delle maggiori difficoltà che le donne mediamente incontrano nel loro percorso lavorativo, esistono anche storie di successo come quella che vi vogliamo raccontare.

Qui l’azienda non ha penalizzato una risorsa di talento in quanto “mamma”.
E la persona in questione ha colto l’opportunità di mobilità internazionale che l’azienda le offriva, affrontando con determinazione le difficoltà organizzative legate alla scelta.

Ci piace porre l’accento su questa mamma perché ha affrontato la sfida con coraggio e un pizzico di..leggerezza. Qualità che a volte a noi donne manca un po’. Che ne dite?

DONNALAB incontra Monica B., eccovi la sua storia.

Raccontaci che lavoro fai
Lavoro in una multinazionale americana, specializzata in consulenza direzionale, servizi tecnologici e outsourcing. Occupo la posizione di Manager nel ramo dell’outsourcing per i servizi amministrativi.

Quale è stata l’opportunità di mobilità internazionale che ti è stata offerta recentemente?
In seguito al rinnovo di un grosso contratto di outsourcing per i servizi amministrativi, è stato deciso che una parte delle attività fosse effettuata non più a Milano, ma dai colleghi di Mauritius.
A me è stato offerto di coordinare questo progetto di trasformazione e knowledge sharing, atto a delocalizzare le attività dall’altra parte del mondo. Chiaramente era richiesta una mia presenza in loco per qualche mese.

Che cosa hai pensato quando ti è stata formulata questa proposta?
Sentimenti contrastanti: da una parte l’orgoglio di essere stata scelta per questo progetto importante e insieme la soddisfazione che l’azienda non avesse voluto escludermi a priori da questo ruolo in quanto “mamma” (due bimbe di 2 e 4 anni). Dall’altra parte l’ansia per gli impatti sulla mia famiglia: mio marito non avrebbe potuto accompagnarmi in questa avventura e quindi avrei dovuto portare le bimbe con me con tutti le difficoltà organizzative del caso (ricerca casa, asilo per le bimbe, lontananza dal papà, ecc.); ce l’avrei fatta tutta sola?

Alla fine quale è stata la tua decisione?
Di accettare. Si trattava di una di quelle occasioni che nella vita ti si presentano inaspettate. Ho messo da parte un’eccessiva razionalità e mi sono buttata, così, d’istinto.
Sul piatto della bilancia non c’era un salto di carriera, ma la possibilità di vivere un’esperienza che avevo sempre sognato: lavorare all’estero, immersa in una cultura totalmente diversa dalla mia, con l’aggiunta del fascino di un contesto come quello di Mauritius.

Quali sono state gli elementi che ti hanno portato ad accettare?
L’appoggio di mio marito e il mio spirito d’avventura, che si era risvegliato dopo un periodo in cui era necessariamente rimasto sopito. Ho accettato, con la convinzione che, in qualche modo, avrei sperato tutte le difficoltà.
E alla fine, per fortuna, è stato proprio così.

Da quanto tempo lavori in questa azienda?
Dal 1997. Ed eccomi ancora qui!

Quali sono stati i fattori chiave che ti hanno portato a essere fedele alla stessa azienda per tutti questi anni, anche dopo essere diventata mamma?
La varietà del lavoro: ogni volta un progetto e persone diverse, l’innovazione che traina. Gli stimoli che ricevo dal lavoro in team, dal contatto con il cliente, dal network. Infine, ma non meno importante, la possibilità di conciliare la carriera e la famiglia grazie ad una flessibilità in termini di orario lavorativo quanto mai preziosa.

C’è una donna, una figura di riferimento cui ti sei ispirata nella tua vita professionale?
Ricordo che durante i giochi olimpici di Pechino, c’era un’atleta italiana di nome Josefa Idem che mi aveva colpito: aveva 43 anni, madre di due figli, e stava partecipando alla sua settima olimpiade nella specialità canoa, per la quale avrebbe poi vinto una medaglia di bronzo. Perché è diventata una figura di riferimento per me? La passione per il suo lavoro, la volontà di andare sempre oltre il limite, la tenacia e la grande forza dell’immaginazione: prima di vincere una gara sul campo, è necessario averla vinta centinaia di volte nella propria testa. Perfino in uno sport individuale come la canoa, il successo è frutto di un lavoro di team. E nel team di Josefa hanno un ruolo decisivo anche il marito e i figli.

Quale consiglio puoi dare a una donna che, come te, tenta di conciliare carriera e vita privata?
Le donne, soprattutto le mamme, tendono a colpevolizzarsi e a non sentirsi mai adeguate: se lavorano troppo, si sentono in colpa perché trascurano i figli e se scelgono un part time o rinunciano al lavoro non si sentono valorizzate appieno come persone. Più si riesce a vivere sereni e tranquilli, più si trasmette gioia, serenità e fiducia ai propri figli: guardiamo la qualità del tempo trascorso con i nostri figli, ma questa qualità parte in primis da noi stesse.

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