L’occasione è stata un amico che mi ha raccontato di aver preso un periodo di congedo dal lavoro in occasione della nascita di sua figlia.
Non dovrebbe essere una notizia particolarmente sconvolgente.
Invece, data l’esigua percentuale di uomini che oggi in Italia fa questa richiesta (circa il 5% dei lavoratori del settore privato) mi è sembrato interessare approfondire la sua esperienza e fare il punto sui congedi parentali per i padri.

Marco, 37 anni, lavora in una grande Banca italiana. Ha la responsabilità di un team di circa 25 persone ed è diventato papà 2 mesi fa. In occasione della nascita di sua figlia ha chiesto 40 giorni di congedo parentale.

Come mai hai scelto di prendere un periodo di congedo parentale?
Io e la mia compagna viviamo molto lontani dalle nostre famiglie. Dunque mi era chiaro che al momento della nascita della bambina la mia compagna avrebbe avuto bisogno di aiuto e mi sembrava giusto cercare di essere io quell’aiuto. In più, essendo la prima, figlia, non volevo perdermi niente di questa esperienza e volevo assistere a tutti i suoi primi momenti.
I primi momenti in effetti sono stati turbolenti e solo grazie al fatto che non lavoravo ho potuto badare alla casa, cucinare e alzarmi di notte, dando alla mia compagna qualche ora di tregua.
Il fatto che la tua retribuzione, nel periodo di congedo, fosse pari al 30% dello stipendio abituale non ha costituito un problema?
No, ma sono stati solo 40 giorni. Un periodo più lungo sarebbe stato oggettivamente difficile da sostenere, da questo punto di vista.
Come è stata vissuta in azienda questa tua scelta?
Gestire la cosa sul lavoro è stato delicato ma non difficile.
Per prima cosa ho valutato in modo oggettivo se e quanto una mia assenza sarebbe stata assorbibile dall’azienda. Ho pensato a come suddividere le attività tra i colleghi in modo che l’operatività del reparto non ne risentisse. Poi mi sono confrontato con il mio capo, manifestandogli il mio desiderio di prendere il congedo parentale e facendogli capire che ritenevo possibile gestire la mia assenza in modo indolore per l’azienda.
Dato il rapporto di fiducia non è stato difficile ottenere il suo avallo. Lui poi si è fatto portavoce della mia istanza con il dipartimento HR e la richiesta è stata accolta.
E come hanno reagito i tuoi colleghi, soprattutto quelli su cui è ricaduta parte delle tue mansioni?
L’aggravio per loro non è stato eccessivo.
La mia assenza per congedo è coincisa con il periodo estivo, momento in cui in modo naturale la pressione cala. In più il tipo di lavoro è abbastanza routinario e programmabile, pertanto il mio team ha potuto continuare a lavorare come al solito e le eccezioni sono state gestite da un mio pari grado.
Come ho detto, la scelta di chiedere il congedo è stata fatta solo dopo aver io stesso valutato che era un momento adatto, magari solo 1 anno fa, in un periodo di maggiore incertezza e cambiamenti, non me la sarei sentita e avrei rinunciato.
Nella tua realtà lavorativa è frequente che i padri chiedano il congedo parentale?
Conoscevo una persona di un’altra divisione che l’aveva chiesto. In più la Banca si proclama piuttosto attenta a bisogni delle famiglie. Io ho potuto sperimentarlo, però credo che gli esempi di padri che fanno questa richiesta siano ancora molto pochi.

Focus sul congedo di paternità

Nella normativa attualmente vigente in Italia i padri che vogliono astenersi dal lavoro in occasione della nascita di un figlio possono usufruire del congedo parentale, assimilabile a quello che per la mamma si idetifica comunemente come “periodo di maternità facoltativa”.

La durata del congedo è di massimo 6 mesi e il padre lo può prendere anche in contemporanea alla madre. Se ne fanno richiesta entrambi i genitori, il periodo totale cumulato non può essere superiore ai 10 mesi. L’indennità corrisposta dall’Istituto Previdenziale è pari al 30% dello stipendio.

Il sostegno alla genitorialità è un argomento dibattuto a livello Europeo. Si sta cercando di colmare il vuoto normativo e la disparità tra i diversi paesi riguardo alle politiche di maternità e paternità.
Particolarmente interessante per il nostro paese è la direttiva (n.9285 20/10/2010) approvata qualche mese fa dal Parlamento Europeo, secondo la quale i padri avrebbero diritto a 2 settimane di congedo di paternità obbligatorio retribuito al 100% dello stipendio.

Queste indicazioni della Comunità Europea si inseriscono in un tentativo di mutamento culturale che cerca di allargare il coinvolgimento dei padri nella cura della famiglia e dei figli, cosa che avrebbe un impatto positivo sull’occupazione femminile, rendendo gli uomini e le donne più “simili” agli occhi del datore di lavoro.

Una direttiva europea non è una legge di Stato, ma un’indicazione di condotta che l’Europa suggerisce ai Paesi membri.

Il suggerimento è stato colto nell’Aprile di quest’anno dalle nostre parlamentari Mosca (PD) e Saltamartini (PDL) che hanno depositato alla Camera una proposta di legge che prevede l’obbligo per il padre lavoratore di astenersi dal lavoro per un periodo di quattro giorni continuativi, entro tre mesi dalla nascita del figlio e con un’indennità pari al 100%.

ll provvedimento è attualmente congelato ma si spera possa riprendere il suo iter parlamentare al più presto.

Quattro giorni sono simbolici, ma sicuramente costituiscono un segnale nella direzione di promuovere il concetto di pari responsabilità del padre e della madre nelle attività di cura ed educazione dei figli.