Il 18 Aprile scorso PWA è stata invitata, insieme alle altre principali Associazioni femminili italiane, a partecipare ad una tavola rotonda sulla Leadership Femminile organizzata dall’Ufficio Norvegese per il Commercio e il Turismo.
L’occasione era la presenza in Italia del Sottosegretario al Ministero Norvegese del Commercio e dell’Industria Dott.ssa Rikke Lind che, insieme all’Ambasciatore di Norvegia Bjørn T.Grydeland, ha voluto approfondire la situazione della donna nel mondo del lavoro italiano, soprattutto alla luce dell’approvazione della Legge Golfo-Mosca sulle quote di genere.

Sia io, che ho avuto il privilegio di rappresentare PWA, che le altre partecipanti siamo state concordi nel sostenere che la legge sulle quote sarà una grande opportunità per introdurre diversità e merito nei CdA italiani che, ad oggi, sono chiusi e omogenei*. (*Ricerca Osservatorio sul Diversity Management SDA Bocconi 2010). E che, sebbene l’entrata in vigore ufficiale della legge sia Agosto 2012, già nei rinnovi di questa primavera si intravede una consapevolezza del tema, con la nomina di donne meritevoli che solo fino a poco tempo fa era impensabile (FIAT, FIAT Industrial, Mediobanca, ATM per citarne solo alcune).

Sorpresi che la Norvegia possa avere interesse a confrontarsi su questo genere di tematiche con il nostro paese?
Non dobbiamo esserlo. Per una volta l’Italia si pone tra i paesi pionieri in Europa ad aver affrontato in modo deciso e strutturato il tema del divario di genere nei CdA, ed è proprio di questi giorni l’apprezzamento ufficiale rivolto all’Italia anche da parte della Commissaria Europea Viviane Reding (“L’Italia: un esempio da seguire“).

Detto questo, rimane una profonda ammirazione per un paese, la Norvegia, che:

  • ha avuto per la prima volta un primo ministro donna nel 1986;
  • ha un governo composto per il 50% da ministri donna;
  • investe il 3% del suo GDP in iniziative a sostegno delle famiglie (percentuale più alta in Europa);
  • ha introdotto le quote di genere nei CdA nel 2003 e oggi il 40% dei board members è donna;
  • ha un tasso di impiego femminile del 75,4% (vs EU del 59% e Italia del 46%).

Tutto questo, secondo il Sottosegretario Lind, comporta un più ampio sfruttamento del bacino di talenti presenti nel paese e costituisce un elemento di attrattività per donne di spicco provenienti dall’estero.
Nel complesso, dunque, il paese ne ottiene un vantaggio competitivo.