Se e quanto le donne siano brave a collaborare tra loro è un tema da tempo studiato e dibattuto, che si alimenta di stereotipi ma in molti casi trova conferme in comportamenti reali.

L’argomento è considerato critico sia dagli uomini che dalle donne, soprattutto nel mondo del lavoro: “i gruppi di donne non funzionano perché la troppa emotività le fa litigare” oppure “le donne sono invidiose e competitive tra loro” sono solo due esempi dei luoghi comuni associati al tema.

Gli esperti di psicologia sociale hanno codificato i comportamenti o atteggiamenti distorti a volte messi in atto dalle donne con il termine “sindrome dell’ape regina” (G.L. Staines, T.E. Jayaratne, and C. Tavris in 1973). Si intende l’atteggiamento secondo il quale una donna che ha avuto successo nella sua carriera si rifiuta di aiutare altre donne a raggiungere i suoi stessi risultati e nei processi di promozione tende a privilegiare uomini. (Un esempio di “ape regina” citata dagli studiosi della materia è l’ex primo ministro britannico Margareth Tatcher.)
Numerose ricerche negli anni hanno cercato di approfondire l’argomento, l’ultima è quella recentemente pubblicata sulla Revista de Psicologia Social

Ma oggi voglio uscire, per una volta, dall’ambito aziendale e raccontarvi tre storie di donne, accomunate dal fatto di:

  • Aver dato vita ad un’iniziativa di successo
  • Esser state capaci di collaborare efficacemente tra donne
  • Aver reso l’essere un gruppo di donne un punto di forza

Le loro storie sono diverse ma interessanti per riflettere su quali siano stati i fattori che hanno agevolato una proficua collaborazione.

Li riassumerei così:

  1. avere una forte motivazione o ideale comune a cui attingere per rimanere unite nei momenti di difficoltà.
  2. avere competenze complementari o comunque una chiara suddivisione dei ruoli, in modo da riuscire a mantenere un proficuo equilibrio nel tempo, lavorando in sinergia e non in sovrapposizione.

Evidentemente non c’è un “one size fits all”, e questi stessi fattori sarebbero chiave anche per il successo di gruppi di uomini.
Auspico infatti che queste iniziative “solo donne” siano sempre più frequenti e non siano più dei casi rari da raccontare!

Ecco le tre storie:

Le D.A.V. Donne al Volante: all’avventura per beneficenza

In che cosa consiste la vostra iniziativa?
Viaggiare ed aiutare chi è meno fortunato sono per noi non solo desideri, ma veri bisogni primari!
Come coniugarli? Semplice…. Viaggiando per beneficienza! (www.donnealvolante.com)
É questo che facciamo noi. Immaginiamo un’impresa incredibile, tracciamo un itinerario impossibile, saltiamo in macchina e maciniamo chilometri di strada. Andiamo, andiamo, andiamo, con la voglia di esplorare il mondo, stupirci delle meraviglie naturali, conoscere la gente, scoprire la storia e la cultura.
Cerchiamo l’avventura al 100%. Ma soprattutto cerchiamo di raccogliere fondi da donare ad organizzazioni umanitarie che operano nei paesi toccati durante i nostri viaggi. Il nostro modo di viaggiare è rigorosamente indipendente e low cost, in modo da poter donare più soldi possibile in beneficenza. Ogni viaggio supporta un progetto benefico preciso a cui ci sentiamo particolarmente legate.
Tutto è nato nel 2010: per deformazione professionale, abbiamo sviluppato un progetto che abbiamo presentato a Gazzetta dello Sport: 2 donne sportive, una macchina rosa soprannominata Gazzamobile, avventura pura, nessun supporto meccanico e la solidarietà ad unire il tutto. Il gioco è fatto, loro si innamorano del progetto che da allora non ha fatto altro che crescere.

La prima avventura è stata il Mongolrally, da Milano a Ulaan Bataar in Mongolia con la nostra Gazzamobile abbiamo raccolto 10.000 euro per un pozzo in Tajikistan. Nel 2011 la Transafrica, un’impresa epica che da sempre affascina i viaggiatori più temerari e gli amanti dell’avventura: siamo partite dall’Italia a bordo della nostra Gazzamobile rosa, con destinazione finale la “Casa Del Sorriso” Cesvi nella township di Philippi a Cape Town in Sud Africa. I fondi che abbiamo raccolto con questa iniziativa – 24.000€ – sono stati donati ad un progetto del Cesvi in Sud Africa, dedicato alle donne vittime di violenze domestiche e malate di AIDS.
E ora siamo pronte per ripartire con EURASIA 2012: da Milano a Tokyo con l’obiettivo di raccogliere ben 30.000 euro per 3 associazioni benefiche: Actionaid per il miglioramento delle condizioni di vita delle contadine del distretto di Chongli nella Cina del Nord; Associazione il Gabbiano di Milano che con Sportivamenteinsieme promuove l’integrazione fra il mondo dei giovani e quello della disabilità attraverso lo sport; Orto dei Sogni per i bambini vittime del disastro nucleare di Fukushima (Giappone).

Chi sono le DAV?
Prima di tutto siamo due grandissime amiche, poi siamo anche colleghe di lavoro visto che assieme abbiamo fondato un’agenzia di organizzazione eventi a Milano: TOP1. Siamo due sportive incallite: Mariella un’amazzone provetta e maratoneta da 3,45h di personale, Silvia una campionessa di basket che ha vestito la maglia della Nazionale Italiana. Non riusciamo mai a stare ferme più di 5 minuti perché siamo sempre alla ricerca di nuove meravigliose esperienze. Cosa abbiamo di speciale? La voglia di girare il mondo a bordo della nostra Gazzamobile rosa, la sete di avventura e la voglia di aiutare chi non è fortunato come noi.

Vi siete “scelte” più per feeling o avete razionalmente ricercato competenze complementari?
Assolutamente per feeling, affrontare viaggio di questo tipo richiede un affiatamento incredibile. Condividiamo lo stesso entusiasmo per il viaggio e la scoperta e la noia è il nostro peggior nemico.

Quali sono i vantaggi dell’essere un gruppo di sole donne? E le difficoltà?
Sicuramente non è stato facile come donne attraversare determinati paesi (mi riferisco soprattutto a quelli musulmani), ma ci siamo rese conto che basta rispettare usi e costumi locali per essere trattate con rispetto ed evitare inutili pericoli.
Abbiamo anche riscontrato tanta diffidenza iniziale in tutti quelli che ci hanno seguite nella preparazioni dei nostri viaggi e che non avrebbero mai scommesso su di noi. Ma poi la diffidenza si è magicamente trasformata in ammirazione quando leggevano sul nostro sito “Ce l’abbiamo fatta”.
Il viaggio come lo viviamo noi è molto stancante ma ci siamo rese conto di avere una marcia in più rispetto agli uomini con cui abbiamo condiviso le nostre esperienze.

Qual è stata la chiave del vostro successo?
La semplicità con cui abbiamo portato avanti la nostra idea, quella di poter viaggiare low cost per riuscire a raccogliere quanti più fondi possibili per le Onlus che appoggiamo.

Le Vele Rosa, insieme per vincere

In che cosa consiste la vostra iniziativa?
Le VeleRosa [www.velerosa.it] sono un equipaggio di 10 donne che si allenano e partecipano a regate in barca a vela nel Mar Tirreno e Ligure.
L’idea è nata nel lontano 2006 durante un campionato invernale sul Lago di Como, su piccole barche, i B25. Si è costituito un primo piccolo nucleo di velette che è andato a consolidarsi nel tempo. Nel 2008 è iniziato l’allenamento con il coach Duccio Colombi di Phi!Number. Dal 2010 Diamed italiana srl, leader nel campo dei prodotti medicali per la diagnostica, è sponsor delle VeleRosa e le accompagna per i mari durante gli allenamenti e le tante regate.

Come è nata questa idea?
Il progetto di un equipaggio tutto al femminile è nato un po’ per sfida, ma anche per creare qualcosa di originale, visto che il mondo delle regate è prevalentemente maschile. Inizialmente le VeleRosa hanno attirato l’attenzione e la curiosità di fotografi e giornalisti proprio per questa caratteristica, poi con le prime vittorie, sono state valorizzate anche per le capacità dimostrate sul campo.
Ciò che probabilmente colpisce è la volontà di confrontarsi in contesti maschili senza rinunciare alla femminilità, ma semplicemente sostituendo la forza fisica con altre caratteristiche come l’organizzazione e la tecnica.

Vi siete “scelte” più per feeling o avete razionalmente ricercato competenze complementari?
Le VeleRosa non si sono incontrate per caso, la scelta è molto accurata. Le capacità tecniche sono meno considerate, ciò che importa è l’entusiasmo di partecipare dell’iniziativa e l’attitudine a sentirsi parte dell’equipaggio per la gioia di crescere, velisticamente parlando, insieme. L’importante è che ciascuna abbia il cromosoma XX delle VeleRosa, la competenza si crea con l’impegno e l’allenamento.

Quali sono i vantaggi dell’essere un gruppo di sole donne? E le difficoltà?
Il vantaggio di essere solo donne sta nell’intesa e nella condivisione del “modus operandi”, della modalità di approccio ai problemi e alle situazioni. Le esigenze psico – fisiche sono molto simili, quindi è più facile trovare un equilibrio.
Un elemento di svantaggio, trascurando la forza fisica sostituibile con altre caratteristiche, è la componente emotiva, più accentuata nelle quote rosa, e la scarsa attitudine alla competizione, quest’ultima è andata a migliorare nel tempo, grazie anche al coach che ha instillato un po’ di “killer instict” in ciascuna veletta.

Qual è stata la chiave del vostro successo?
“VeleRosa, since 2006” Direbbero i pubblicitari.
L’elemento di vera sorpresa è che 10 donne stanno riuscendo a stare insieme per tanti anni senza litigare. Non basta l’amore per il mare e per la vela per assicurare la longevità dell’iniziativa.
Le VeleRosa sono determinate, si allenano sottraendo tempo a famiglia, affetti, amici e lavoro.
L’obiettivo non è solo l’acquisizione di competenze, ma anche aumentare la coesione e la capacità di superare insieme tutte le situazioni critiche, in mare e a terra.
Fondamentale è stato, ed è, il costante lavoro di trasformazione di un delizioso ed unito gruppo di amiche in un agguerrito e compatto equipaggio, una vera a propria macchina da guerra.

Pupigia, quando la sinergia di competenze è chiave

In che cosa consiste la vostra iniziativa?
Pupigia è una linea di abbigliamento femminile nata nel 2003, interamente ideata e prodotta a Milano grazie all’estro creativo e le capacità manageriali di Serena e Angela (www.pupigia.it). L’idea è nata dal desiderio di due amiche, che già lavoravano nel settore, di avere un’attività autonoma in un mercato divertente e creativo come è il mondo della moda, che consentisse loro di conciliare la vita privata familiare con la realizzazione professionale. Negli anni abbiamo ritagliato una nicchia di mercato fidelizzata e di qualità che segue le nostre proposte creative.

Vi siete “scelte” più per feeling o avete razionalmente ricercato competenze complementari?
La scelta di iniziare è stata legata a una congiuntura temporale favorevole; entrambe desideravamo abbandonare le rispettive situazioni lavorative per costruire qualcosa di nuovo, autonomo, e diverso. Inoltre avevamo competenze complementari: una aveva competenze manageriali e commerciali, l’altra ha portato il contributo creativo e stilistico. Questa suddivisione è stata importantissima per il buon funzionamento della società e per l’equilibrio tra le socie.

Quali sono i vantaggi dell’essere un gruppo di sole donne? E le difficoltà?
I vantaggi sono la libertà di potersi dire tutto e confrontare apertamente, di capirsi al volo, di divertirsi in un mercato che è comunque popolato soprattutto da donne. La difficoltà a volte è la mancanza di una mente maschile più razionale e fredda nel prendere decisioni in modo meno impulsivo.

Qual è stata la chiave del vostro successo?
Il nostro successo è proporzionale al nostro grado di soddisfazione .Ci siamo inventate un lavoro che ci realizza e impegna quotidianamente, ma che consente ad entrambe di avere tempo da dedicare alle rispettive famiglie. Questo equilibrio è facilitato dalle peculiarità caratteriali di grande attivismo, intraprendenza e concretezza.